Disturbi
dell’evacuazione e disturbi del del pavimento pelvico.
La sindrome
del “retto da sforzo” (RDS) ha una quadro anatomo-radiologico (defecografico)
che evidenzia un ostacolo alla espulsione delle feci ed alterazioni morfologiche
della regione ano-rettale.
I fattori che
concorrono a determinarlo sono tre:
n
elasticità delle
pareti;
n
contenuto
ampollare;
n
durata dell’aumento
pressorio.
Ricordiamo
che la pressione dentro l’ampolla (legge di Laplace) è direttamente
proporzionale alla tensione della parete e inversamente proporzionale al raggio
(P=T/R).
Quindi maggiore è il
raggio (maggiore volume fecale) minore è la pressione
ampollare.
Nei pazienti
con dischezia (evacuazione difficoltosa) e retto da sforzo (RDS) la pressione si
esercita su locus minoris resistentiae e si creano anomalie del pavimento
rettale: esse sono:
A) rettocele
anteriore nella donna = protrusione del retto verso la parete anteriore o
vaginale;
B) rettocele
posteriore nell’uomo;
C) prolasso
mucoso rettale poiché non può esservi cedimento trasversale in quanto si trova
l’opposizione dell’osso sacro;
d)
intussuscezione rettale = come un cilindro dentro l’altro;
e) prolasso
rettale completo esterno = fuoriuscita completa delle pareti rettali
all’esterno;
f)
megaretto idiopatico = adattamento
rettale e affievolimento dello stimolo defecatorio;
g)
sindrome del perineo discendente =
abbassamento del perineo per riduzione della capacità contrattile dei muscoli
del pavimento pelvico per RDS.
a)
Rettocele anteriore nella
donna = cedimento
della parete rettale anteriore con sfiancamento della fascia di Denonvilliers
per aumento pressorio dell’ampolla per eccessivi ponzamenti (parti, stipsi).
Defecazione incompleta in 2-3 tempi in poche ore perché parte del materiale
fecale va nella tasca retto-celica, che successivamente si svuota in modo
retrogrado in ampolla. Necessita talora una compressione sul pube o uno
svuotamento manuale. ER (esplorazione rettale) può evidenziare la sacca
rettocelica, ma la defecografia è l’esame radiologico che la dimostra.
Nell’uomo: RA (rettocele anteriore) ha dimensioni più piccole; nell’uomo vi è la
barriera prostatica; avviene nei prostatectomizzati e quando la prostata è
piccola; si associa a disturbi urologici; perdita di liquido prostatico durante
defecazione o ponzamento; ER = ipertonia muscolo puborettale + deformità della
loggia prostatica; l’esame defecografico è positivo.
b)
Rettocele posteriore: cedimento della parete posteriore
dell’ampolla che forma una pouch; è raro, si ha nel sesso maschile; sul davanti
c’è la prostata, sul retro cede la parete del retto; ER =
positiva.
c) Prolasso mucoso rettale = ponzamenti
eccessivi e prolungati > indebolimento dei sistemi di ancoraggio
dell’ano-retto e cedimento delle ali del retto > protrusione nel lume del
canale anale. Fattori favorenti: supposte di glicerina. Sintomi: evacuazione
insoddisfacente o incompleta, senso di peso o dolore all’ano-retto, accentuato
in ortostatismo.
ER in
ponzamento + proctoscopia + defecografia con studio videoproctografico sotto
massimo sforzo evacuativo. Terapia: legatura elastica, iniezioni sclerosanti,
intervento chirurgico.
d)
Intussuscezione rettale = Nel retto da sforzo
può esservi il trascinamento di tutte le tuniche dell’ampolla con invaginazione
di un tratto prossimale di retto in un tratto distale, come di un cilindro
dentro l’altro; il retto distale è svasato; l’intussuscezione può essere
retto-rettale, retto-ampollare o ampollo-ampollare sino all’orificio
anale. Sintomi: peso rettale in ortostatismo, ripienezza rettale post-evacuativa,
defecazione intermittente, blocco della defecazione che si osserva alla
defecografia. ER = reperto diverso dal prolasso perché il dito penetra
nell’invaginato e avverte la riduzione calibro del canale anale.
e)
Prolasso completo rettale
esterno = tutte le
tuniche dell’ampolla fuoriescono dall’ano. Può esservi edrocele (vedi oltre) +
incontinenza + lassità dello sfintere esterno. E’ riducibile manualmente dal
paziente. Complicanze necrotico-suppurative, ascessuali, emorragiche,
traumatiche, da decubito > allora: chirurgia.
f)
Megaretto
idiopatico. 60 cc di feci in
ampolla > defecazione. In alcuni pazienti psichiatrici o giovani donne viene
inibito stimolo defecatorio > riduzione sensibilità del retto >
adattamento rettale sino a 120-150 cc. Pareti rettali si assottigliano, feci
vengono prosciugate > fecaloma; a monte infiltrazione fecale
> falsa diarrea stercoracea. Trattamento = rieducazione, psicoterapia, biofeedback.
g) Sindrome del perineo discendente =
pavimento pelvico raccoglie e
sostiene tutti gli organi pelvici e concorre alla continenza fecale, urinaria ed
alla funzione sessuale.
E’ formato
da fibre dei muscoli elevatori dell’ano (puborettale, pubococcigeo,
ileococcigeo) e ischiococcigeo. E’ un vero diaframma muscolare tra
osso pubico, coccige e tuberosità ischiatiche. RDS > non trattato >
riduzione capacità contrattile dei muscoli del pavimento pelvico >
abbassamento perineo. Colpisce donne dopo parto e uomini di fatica,
culturisti.
La sindrome
del peritoneo discendente > maggiore ottusità angolo anorettale >
incontinenza nel 50 % dei casi. Senso di peso perineale + pudendopatia + algie
del pavimento pelvico. All’ispezione sotto ponzamento > abbassamento piano
perineale.
Alla
defecografia durante ponzamento discesa del canale anale.
Trattamento =
fisioriabilitazione: muscoli pavimento pelvico sono striati; oppure
biofeedback.
RDS (Retto da sforzo) = determinato
da:
1. Sindrome del muscolo
puborettale: si
rilascia durante la defecazione insieme allo sfintere striato esterno. Per
ipertono o mancato rilasciamento del puborettale > difficoltà nella
espulsione delle feci. Diagnosi = durante ER si palpa il puborettale.
Defecografia visualizza impronta muscolare accentuata tra ampolla rettale e
canale anale. Trattamento =
biofeedback e fisiokinesiterapia.
2. Ipertonia dello sfintere
interno = tono
valutato con ER. La manometria anorettale = tono basale = 50-60 mmHg;
nell’ipertonia sino a 100 mmHg. Spesso si associa a ragade = causa o
conseguenza. Dilatazione sfinterica con dilatatori anali criotermici è la
terapia medica conservativa.
Terapia del
RDS: fisiokinesiterapia e biofeedback.
Patologie del
Douglas.
Douglas è
la parte più declive del peritoneo che riveste sfondato rettovescicale
(uomo) e rettouterino (donna). Suo fondo è a 6-
Edrocele.
Fondo cieco
del Douglas spinge indietro la parete anteriore dell’ampolla rettale. Si associa
a prolasso del retto + stessa sintomatologia.
Elitrocele = congenita profondità del Douglas,
dopo prolasso uterino, dopo interventi su piccolo bacino. Disturbi dischezici
associati a peso vaginale o perineale o algie
lombosacrali.
Defecografia
> aumento spazio tra perete anteriore retto e parete posteriore vagina. Dopo
mezzo di contrasto (mdc) per os si opacizzano anse intestinali nel Douglas.
Opacizzazione per via retrograda della vescica (defeco-colpo-cistografia o
pelvi-perineo-grafia). Terapia chirurgica.
Delle
affezioni ano-rettali fanno parte le emorroidi.
Si intende
con questo termine un’ectasia dei plessi venosi del canale anale e del tratto
più distale del retto. Parola greca: emos rei = flusso di sangue, che è il
sintomo più frequente di questa patologia.
Sono una
delle più comuni affezioni del mondo occidentale: 50% della popolazione sopra i
50 anni. 50-80% della popolazione bianca; 2% della popolazione
negra.
Etiopatogenesi = alimentazione povera di
scorie.
Vengono
distinte in interne ed esterne secondo la loro localizzazione al di sopra o al
di sotto della linea dentata.
A. Le interne
(sopra linea dentata) sono negli ultimi 1-
Disposizione
delle emorroidi nel canale anale: laterale sinistra, anteriore e posteriore
destra: rispecchia la distribuzione dell’arteria emorroidaria
superiore.
B. Sotto la
linea dentata emorroidi esterne, che ricevono sangue dalle arterie pudende
interne, rami delle ipogastriche, e scaricano attraverso le vene emorroidarie
inferiori, che portano alle iliache interne ed alla cava
inferiore.
Questi due
sistemi, superiore ed inferiore, sono divisi dal tessuto connettivo del derma
anale.
Etiologia.
Dilatazione
venosa: fattori familiari, prolungata stazione eretta, stasi
venosa.
Vene dei
plessi emorroidari sono prive di valvole e quindi aumento di pressione in tale
distretto può causare la patologia.
Per il
prolasso emorroidario necessita una degenerazione del tessuto connettivo di
sostegno: stipsi rettale con feci solide e secche possono causare un maggiore
sforzo defecatorio con aumento della pressione addominale; anche tumori pelvici,
utero gravido, obesità.
Altre cause
di emorroidi: ostacoli al deflusso venoso (ipertensione o trombosi portale,
compressione da utero gravido) o apertura di anastomosi artero-venose (nella
prima fase di gravidanza o in fase mestruale). Anche l’ipertono dello sfintere
anale può causare ostacolo al deflusso venoso: sfinterotomia o divulsione anale
> scomparsa congestione emorroidaria.
Ipertono è
causa ed effetto delle emorroidi; esso comunque spinge il plesso emorroidario
verso il basso e ne favorisce il prolasso per indebolimento del tessuto
connettivo di sostegno. Avvenuto il prolasso emorroidario interno > comparsa
di emorroidi esterne.
Classificazione.
Stadio
clinico > 4 gradi:
1° grado:
congestione venosa del plesso emorroidario interno, visibile solo all’esame
proctoscopico, sanguinante o meno;
2° grado:
prolasso emorroidario durante defecazione, che si riduce spontaneamente alla
fine del ponzamento;
3° grado:
prolasso emorroidario durante defecazione con possibilità di riduzione manuale
alla fine del ponzamento;
4° grado:
prolasso emorroidario irriducibile.
Sintomatologia.
Perdita di
sangue rosso vivo durante o dopo defecazione, esacerbato da ponzamento. Dolore
in genere non causato da emorroidi -a meno che non siano trombosate, ulcerate o
gangrenate- malessere, pesantezza, bruciore; dolore in genere dovuto a
ragade.
Prolasso può
essere interno od esterno, riducibile o no dopo ponzamento. Può interessare
intera circonferenza o parte del canale anale. Con il tempo > proctite
traumatica, perdita di muco, macerazione della cute perineale > prurito >
lesioni da grattamento > sovrainfezioni batteriche.
Diagnosi.
Esame
obiettivo dell’orificio anale, sia a riposo che sotto
ponzamento.
Ispezione permette di individuare eventuali
pliche cutanee, il turgore o la trombosi del plesso emorroidario esterno, noduli
pieni di coaguli (ematoma perineale), emorroidi interne prolassate con turgore
di quelle esterne.
Prolasso
ricorrente si riconosce per metaplasia squamosa della mucosa con chiazze
bianche.
ER >
valuta il tono sfinteriale ed esclude presenza di neoplasie
basse.
Anoscopia
evidenzia cuscinetti mucosi anali in posizione laterale sinistra ed anteriore e
posteriore destra: rigonfiamento maggiore se il paziente è affetto da malattia
emorroidaria; oppure protrudono nel lume dell’anoscopio.
Colonscopia
> per escludere altre patologie a monte.
Complicanze.
Trombosi del
nodulo emorroidario: abbastanza frequente, dolore intenso, spasmo sfinterico.
Può colpire plesso emorroidario interno prolassato o quello esterno, a tutta
circonferenza o localizzato. Se interessa il plesso interno > si parla di
emorroidi prolassate trombizzate.
Prolasso può
essere intrappolato da sfintere anale > congesto ed
irriducibile.
Trombosi
delle emorroidi esterne > rigonfiamento bluastro > edema
cutaneo.
Diagnosi differenziale.
Con prolasso
mucoso anteriore, con prolasso rettale completo, emangioma del retto, papilla
anale ipertrofica, polipi del retto-sigma, diverticoli,
carcinoma.
Trattamento.
Se sintomi =
modesto sanguinamento > terapia conservativa > crusca + lassativi di massa
per evitare eccessivi ponzamenti. Creme e supposte con steroidi possono aiutare
per brevi periodi. Farmaci venotropi possono dare buoni risultati ed aiutare
nella fase acuta e nel mantenimento.
Se
sanguinamenti eccessivi ed emorroidi di 2°-3° grado > iniezioni sclerosanti
ambulatoriali, legatura con laccio elastico, crioterapia, coagulazione con
infrarossi, corrente mono o bipolare; chirurgia = divulsione digitale dello
sfintere anale, sfinterotomia.
Scleroterapia
= iniezione di 1-3 ml di fenolo al 5% in olio di arachidi nella sottomucosa,
sopra nodulo emorroidario. La scleroterapia causa fibrosi intorno ai vasi
sanguigni con riduzione dell’apporto ematico. 20-50% dei pazienti avverte
fastidi per qualche giorno, ma raramente dolore (5-20%).
Legatura con
laccio elastico = alla base dell’emorroide > riduce flusso sanguigno >
necrosi tissutale > fibrosi > 25-50% dei pazienti avverte qualche
disturbo, 10% dolore intenso, emorragia secondaria nel 2-5% dei
trattati.
Coagulazione
con infrarossi > termocoagulazione nel peduncolo vascolare del nodulo
emorroidario > distruzione del tessuto per profondità di
Crioterapia
oggi in disuso > rapido congelamento > necrosi tissutale e ulcerazione
> fibrosi.
Coagulazione
bipolare > coagulo bianco, profondo
Emorroidi
3°-4° grado > trattamento chirurgico > emorroidectomia, cioè escissione
dei noduli emorroidari interni ed esterni. Emorroidectomia aperta o
chiusa.
Per
sanguinamenti non c’è differenza tra terapia sclerosante, legatura e
coagulazione con infrarossi. Se c’è prolasso è preferibile la
legatura,
Se emorroidi
prolassate e trombizzate con dolore > trattamento medico con pomate
decongestionanti, analgesici e lassativi e semicupi acqua
calda.
Trattamento
chirurgico > divulsione anale in anestesia > riduce ipertono sfinteriale
> miglioramento.
Emorroidectomia con sfinterotomia
laterale entro 48 ore inizio sintomatologia dolorosa > intervento di scelta.
Complicanze: edema e trombosi circonferenziale > stenosi anale per escissione
di troppa cute > chirurgo esperto.
Varice
perineale trombizzata (ematoma perianale) > si risolve in 10 gg > se la
sintomatologia in via di risoluzione > pomate decongestionanti + lassativi;
se all’inizio della sintomatologia > svuotamento coagulo + escissione della
varice in anestesia locale > risoluzione
sintomatologia.
E’ affezione
comune che colpisce giovani adulti, ma anche neonati o bimbi. E’ un’ulcera
longitudinale della mucosa anale che va dal margine muco-cutaneo fino alla linea
dentata, in genere sulla linea mediana posteriore. Nelle donne, dopo parto, può
essere su linea mediana anteriore (post-episiorrafia). Può essere acuta o
cronica.
Etiologia.
Trauma su
canale anale da massa fecale dura. Anche per defecazioni frequenti e diarrea.
Infezione della ghiandola criptica + ascesso o disturbi del deflusso venoso che
favoriscono processi infiammatori oppure risultato di noduli emorroidari
trombizzati che possono ulcerarsi.
La porzione
inferiore del canale è più debole posteriormente, poiché lo sfintere esterno
presenta in quel punto un locus minoris resistentiae alla tensione >
lacerazioni mucose.
Fattore
scatenante e favorente = spasmo sfintere anale, apprezzabile alla esplorazione
rettale (ER) o con manometria.
Studio
pressorio del canale anale = ipertono a riposo + alterazioni del riflesso
retto-anale inibitore > contrazione massimale subito dopo iniziale
rilassamento, mentre nel normale la distensione ampollare induce il
rilasciamento dello sfintere interno, proporzionale al volume fecale (riflesso
retto-anale inibitore). Lo spasmo sfinteriale cronicizza la
lesione.
Sintomatologia.
Dolore (90%);
sanguinamento (85%); dolore pungente ed urente durante defecazione, cessa dopo
pochi minuti. Sangue è rosso vivo su feci o su carta igienica. Se ragade cronica
> prurito (50%) e perdita di muco (20%). Anche disturbi della minzione come
ritenzione e disuria. Può aversi dispareunia (dolore durante il
coito).
Diagnosi.
Storia
clinica + esame obittivo.
Ragade può
essere visualizzata retraendo delicatamente la cute
perineale.
Nella forma
acuta c’è lesione di continuo a bordi netti delimitata da cute normale.
All’esplorazione rettale si apprezza ipertono dello sfintere anale, si esacerba
il dolore e non si apprezza la lesione superficiale se non fibrotica e quindi
dura al tatto.
Anoscopia in
anestesia locale conferma ragade.
Nella forma
cronica si evidenzia un nodulo sentinella (“marisca sentinella”) lungo anche
3-
La
esplorazione rettale (ER) apprezza ulcera dura fibrotica al cui limite superiore
(alla linea dentata) è presente papilla anale ipertrofica.
Anoscopia
> infiammazione con pus alla pressione; nel 5-10% dei casi è associata
fistola anale, sottocutanea, cui orifizio esterno è sulla linea mediana distante
1-
Ragade in
sede ectopica > considerare malattia sistemica infettiva = AIDS, TBC,
sifilide, Crohn, RCU, carcinoma. Effettuare tests sierologici, biopsie, esami
microbiologici delle feci, colonscopia.
Trattamento.
Ragade acuta
recente, senza nodulo sentinella, senza papilla anale ipertrofica >
trattamento conservativo = lassativi di massa + pomate anestetiche + semicupi
caldi + dilatatori anali per ridurre ipertono sfinteriale. Guarigione avviene
entro qualche settimana, ma recidive.
Trattamento
chirurgico se sintomatologia da 3 o più settimane e ragade è cronica >
divulsione anale o sfinterotomia interna. Divulsione = in anestesia generale o
locale = introdurre indice di una mano, poi indice dell’altra, poi le due dita
medie e dilatare per circa 4 minuti. Sfinterotomia interna = escissione dello
sfintere interno fino alla linea dentata con escissione del nodulo sentinella e
della papilla ipertrofica: tecnica chiusa o a cielo aperto, in anestesia
generale o locale.
Complicanze
dell’intervento: sanguinamento, ematoma, ascesso e fistola. Scomparsa del dolore
è immediata e guarigione in 4 settimane. Recidive no.
Ascesso e
fistola anale sono spesso associati: sono fasi acuta e cronica della stessa
malattia.
Etiologia.
Può dipendere
da: trauma, corpo estraneo, carcinoma, radiazione, idrosadenite suppurativa,
tubercolosi, actinomicosi, Crohn, RCU, sepsi pelvica, linfogranuloma venereo,
emorroidi e ragade. Può essere complicanza di interventi chirurgici
(emorroidectomia e sfinterotomia).
Oppure teoria
criptoghiandolare: ghiandole anali di Chiari-Hermann con 6-10 dotti, poste in
profondità delle cripte del Morgagni, hanno disposizione radiale rispetto al
canale anale con cui comunicano. Sembrano essere di più nell’emicirconferenza
anale posteriore, attraversano lo sfintere interno e finiscono nello spazio
intersfinterico, avvolte da tessuto linfoide. Spesso il dotto è a fondo cieco
> infezione e sepsi. Ascessi originano nello spazio intersfinterico e possono
diffondere in diverse direzioni sino alla regione perianale dove avviene il
drenaggio spontaneo o chirurgico > orifizio esterno e possibile
fistola.
Sesso maschile 3:1
rispetto femminile; sintomi 4°-6° decade.
Classificazione.
4 tipi di
ascessi in base a localizzazione:
n Perianale o intra-sfinterico
(45%)
n ischio-rettale o trans-sfinterico
(25%)
n intersfinterico (5%)
n sopraelevatore o pelvirettale
(raro).
1) Il
perianale ( o intra-sfinterico) è il più comune (40-45%); si ha dolore in
posizione seduta e durante la defecazione; tumefazione superficiale al margine
anale esterno, tesa e fluttuante, coperta da cute iperemica. Trattamento
chirurgico > piccola incisione nelle sede della fluttuazione > fuoriuscita
pus + antibiotici ampio spettro solo in pazienti diabetici, valvulopatici,
immunodepressi.
3) Ascesso
intersfinterico = 2-5% dei casi > spazio intersfinterico > dolore anale e
perianale esacerbato da defecazione. Anoscopia permette la diagnosi > area
iperemica, mentre all’esplorazione rettale si apprezza soltanto una massa
dolente (come di un’emorroide trombosata. Trattamento = drenaggio chirurgico con
asportazione dell’area muco-sfinteriale interessata, senza sutura dei lembi per
favorire il drenaggio.
4) Ascesso
sopraelevatore è raro. Spazio pelvi-rettale. Dolore perianale, febbre,
leucocitosi. Trattamento chirurgico = drenaggio perianale o drenaggio
transrettale. Ascesso anteriore nella donna può essere drenato attraverso il
fornice vaginale posteriore. Lasciare in situ un catetere di Foley per 48 ore
per drenaggio e irrigazioni.
Complicanze.
Ascessi
possono evolvere in gangrena gassosa perianale (m. di Fournier) fino a morte del
paziente.
Terapia
antibiotica, supporto nutrizionale, drenaggio e toilette del cavo, trattamento
iperbarico e colostomia.
Fistole anali.
Un orifizio
interno + uno o più orifizi esterni, un tramite primario + uno o più tramiti
secondari.
In genere
orifizio interno è a livello della cripta anale (nel 10% dei casi non si
individua).
Classificazione.
4 tipi di
fistole in base al rapporto del tramite primario con lo sfintere esterno ed il
muscolo puborettale:
1.
fistola inter-sfinterica: maggioranza
dei casi
2.
fistola tran-sfinterica:
maggioranza
3.
sovra-sfinterica
4.
extra-sfinterica.
Inter-sfinterica quando pus attraversa
spazio tra sfintere interno ed esterno e fuoriesce dalla
cute;
tran-sfinterica quando attraversa
direttamente lo sfintere esterno sotto il muscolo
puborettale;
sovra-sfinterica quando pus va sopra
il puborettale e penetra nella fossa ischiorettale;
extra-sfinterica quando pus va
direttamente dal retto al perineo, lateralmente al
puborettale.
Diagnosi.
95% delle
fistole sono inter o trans sfinteriche.
Diagnosi è
facile se si vedono l’orifizio esterno o gli orifizi.
Il tramite
fistoloso è definito dalla cauta specillazione.
Si esegue
fistolografia per valutare altri possibili tragitti ed i loro rapporti con lo
sfintere. Le proiezioni saranno antero-posteriore e
latero-laterale.
Occorre
eseguire colonscopia per escludere altre patologie.
Sintomatologia è scarsa o assente
=
fuoriuscita
di materiale corpuscolato da orifizio esterno o dall’ano.
Terapia:
chirurgica:
identificare gli orifizi > sezionare cute e mucosa tra i tramiti >
sezionare fibre muscolari e tragitto (fistulotomia) > anche fistulectomia
secondo alcuni.
Semicupi
caldi + disinfettanti + controlli settimanali.
Per fistole a
ferro di cavallo > ampia apertura perianale.
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